Intorno all'anno 1000 o giù di lì, delle navi aliene precipitano in terra vichinga stravolgendo la plurriennale lotta tra due fazioni di vichinghi in una battaglia tra norreni potenziati ed un signore della guerra proveniente dallo spazio profondo.
Ok, quello del mash-up di genere non è proprio una novità. Vichingi e alieni si sono già incontrati in Outlander, film del 2008 con Jim Caviezel e, più in generale, l'inserimento di alieni nei più disparati contesti è un espediente relativamente ricorrente: basti pensare al non troppo fortunato Cowboys & Aliens di Jon Favreau o a Indiana Jones e il regno del teschio di cristall... no. I film di Indiana jones sono tre e Il teschio di cristallo non è mai esistito, scusate.
Per chiudere questa carrellata di mash-up fuori contesto, non possiamo non menzionare quello che è diventato un vero e proprio cult: Kung Fury ed il suoi laser-raptor che, guarda caso, si trovavano proprio nell'era vichinga.

Dei bambini con delle doti speciali nascono da donne che non sapevano di essere incinte (no, non è un porogramma di Real Time) e vengono adottati da un miliardario con lo scopo di salvare il mondo. Il suddetto miliardario assembla un team composto da sette di questi bambini con superpoteri per combattere minacce non convenzionali come la Torre Eiffel incazzata (?!?). Col tempo, questi piccoli eroi diventano una famiglia disfunzionale di adulti con superproblemi che viaggiano nel tempo, sconfiggono la statua di Abramo Lincoln, vengono assaliti da vietcong vampiri e persino coinvolti nell'omicidio di Kennedy.

Dop aver raccontato la storia dell'hip hop con il suo Hip Hop Family Tree, Ed Piskor si cimenta con un macrocosmo di storie ben più intricato, quello dei mutanti Marvel. A partire dalla creazione per mano dello storico duo di architetti della Casa delle Idee composto da Stan Lee e Jack Kirby, passando per la celebrata e lunghissima avventura targata Chris Claremont, quella degli X-Men è una soap opera supereroistica immensa, fatta di amicizie, amori, battaglie, lotte sociali, tradimenti, viaggi nel tempo e nello spazio e tanti, tantissimi personaggi. L'ambizioso intento di Piskor è quello di condensare, in soli sei albi di poco più di 40 pagine, quasi 300 numeri della testata regolare degli X-Men usciti tra il 1963 (primo numero firmato appunto da Lee e Kirby) ed il 1991 (fine della gestione Claremont). 

Siamo a Hollywood negli anni '40, periodo di paranoia comunista e liste nere che mettono al bando professionisti dello spettacolo con - reali o presunte - simpatie rosse. Charlie Parrish, sceneggiatore dalle alterne fortune, a causa di un disturbo post-traumatico da stress si ritrova a dover fare i conti con il blocco dello scrittore ma, quando sembra che le cose non possano andare peggio di così, si risveglia da un doposbornia con a fianco il cadavere della sua amica Val Sommers, la star del film a cui Charlie sta lavorando.

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Dopo alcune biografie a fumetti come Peppino Impastato, un giullare contro la mafia e Jan Karski, l'uomo che scoprì l'olocausto, l'affiatato duo siciliano composto dal giornalista e sceneggiatore Marco Rizzo e dal disegnatore Lelio Bonaccorso ha deciso di cimentarsi con un tema, oggi più che mai, di grande attualità come quello dei flussi migratori nel Mediterraneo. Tante storie di uomini e donne in fuga che, come dei piccoli torrenti, confluiscono in un mare di disperazione.

Orazio Labbate è un giovane autore siciliano con una smodata passione per il gotico. Ha al suo attivo due romanzi, Lo Scuru (2014) e Suttaterra (2017) in cui ha miscelato le sue radici siciliane con la  letteratura nordamericana (il suo blog, non a caso, si chiama Sicilia texana). Restando sempre nel territorio dell'orrore, adesso Labbate ha confezionato un volume decisamente inusuale per Centauria Libri: l'Atlante del Mistero.

Da dove proviene la recente serie Netflix?

Daniel Warren Johnson è un tipo davvero interessante.

Le grandi storie a fumetti devono sempre cercare di alzare costantemente tutti i fattori che la rendono tale: la trama e i disegni, certamente, ma anche il ritmo, il divertimento, la scorrevolezza. Ma capita altrettanto spesso che una storia sia grande per la sua originalità proprio nella gestione di questi ed altri fattori. Birthright è l’esempio perfetto di questa seconda “tipologia”.

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