In letteratura, per romanzo di formazione si intende un genere che passa in esamina la condizione del protagonista partendo dalla giovinezza, e rimarcando cronologicamente gli eventi importanti che hanno contraddistinto il suo passaggio verso l’età adulta. E’ da definire “sacrilego” etichettare in questo modo non un classico letterario, bensì … un fumetto? Assolutamente no. E la prova ce la dà la saga intitolata La dinastia dei paperi.

Durante questa vera e propria “epopea illustrata”, con la quale il celeberrimo cartoonist statunitense Don Rosa tenta di tracciare la biografia del papero più ricco del mondo, ripercorriamo le tappe salienti della vita dell’ultimo del clan de Paperoni e della sua radicale trasformazione da un ragazzino squattrinato di Glasgow al multimilionario proprietario della collina degli Ammazzamotori.

Nel ripercorrere la sua vita, scopriamo i retroscena di numerosi aspetti che diamo per scontato, leggendoli continuamente nelle avventure del Paperone adulto: dalla nascita della Numero Uno alla costruzione del deposito, passando per le origini della rivalità con personaggi come Rockerduck, Cuordipietra Famedoro e i Bassotti; l’avanzare della trama procede non tanto nell’accumularsi delle sue ricchezze, bensì delle sue esperienze.

Sfogliando le pagine dell’albo vediamo come la storia (con la s minuscola) si intrecci, grazie alla maestria di Rosa, con la Storia (con la S maiuscola) e con i suoi protagonisti: Roosevelt, Buffalo Bill, Geronimo, personaggi storici scandagliati nei loro caratteri più intimi tanto da venire umanizzati all’estremo, mentre accanto a loro è il nostro eroe a divenire “divino”, in un processo di continuo scambio tra realtà e finzione che costringe a porsi inevitabili interrogativi sulla possibilità di stabilire un limite concreto tra queste due dimensioni. Alla crescita formativa di Paperone fanno infatti da sfondo eventi che ritroviamo nei manuali di storia, dalla costruzione del canale di Panama al naufragio del Titanic, tutti ovviamente rinarrati in maniera caricaturiale come solo lo stile Disney sa fare.

Ma dal capitolo in cui trova la sua prima pepita qualcosa comincia a cambiare nel cuore di Paperone: come un moderno Dorian Gray, il crescere delle sue ricchezze procede di pari passo col suo degrado morale. L’acquisire consapevolezza della ricchezza fa nascere in lui un unico chiodo fisso: diventare il papero più ricco del mondo; ed è lui stesso a chiedersi, in un momento di debolezza, se non sia il caso di fermarsi prima di svoltare quel punto di non ritorno. Altre rocambolesche avventure ci trascinano fino al capitolo conclusivo, ricco peraltro di citazioni: dal Dickens di Canto di Natale a Quarto Potere di Orson Welles (Paperone guarda nella palla di vetro con neve sussurrando il nome di “Doretta”), ma il finale sarà molto più vicino al lieto fine dickensiano che alla biografia del cittadino Kane; per il papero arriverà la redenzione, grazie a quello che resta della sua famiglia che saprà far rivivere il ragazzino di un tempo.

Ci ritroviamo tutto, insomma in questo albo: la Storia, i personaggi di sempre, i momenti toccanti (nel rapporto con la famiglia, ma anche un inedito Paperone innamorato) e soprattutto una morale, esplicita nelle parole del protagonista: “L'importante è che non avvizzisca il cervello! La qualità della vostra vita dipende da ciò che farete! Gli unici limiti alle avventure sono i limiti della vostra immaginazione!”. Niente da invidiare, insomma, ad un classico della letteratura.

                                                 Stefano D'Alessandro

Ti odio

#1

Davvero ottima la tua recensione: bravo Stefano!

#2

Veramente ben scritta. I miei più sinceri complimenti.

#3

Graziegrazie

#4

Ottima recensione e condivido pienamente

#5
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