Titolo: Ghost in the Shell
Autore: Shirow Masamune
Volumi: 1
Editore: Star Comics
Formato: 15x21
Prezzo: 9,50

La recensione del capolavoro di Shirow Masumune, un’opera cyberpunk che non annoia, ma fa riflettere.

Parliamo ovviamente della storia: siamo nel XXI secolo, in un Giappone ormai totalmente informatizzato, uomini e robot vivono insieme, alcuni uomini sono però diventati dei cyborg, cioè degli esseri in parte robotici e in parte umani. Ciò che differenzia un cyborg dal semplice robot è la presenza di un cervello umano e, soprattutto, del ghost, ovvero l’anima, qualcosa capace di sentire e provare sensazioni particolari. La storia segue le vicende dell’agente Motoko Kusanagi e della sezione a cui appartiene, la Sezione di Sicurezza Pubblica Numero 9, conosciuta semplicemente come “Sezione 9”, unità specializzata nella risoluzione di crimini informatici e tecnologici. Nel corso delle indagini, Motoko e la sua squadra s’imbattono in un cyber-criminale la cui identità è sconosciuta: è conosciuto come “Signore dei Pupazzi” (Il Marionettista), ed è specializzato nel ghost hacking, cioè nell’irrompere nel ghost per censurare o potenziare le informazioni sensoriali della vittima o anche per distruggere o riscrivere le sue memorie.

Parlare del significato che Ghost in the Shell vuole trasmettere non è facile: se lo si legge una prima volta, si pensa di avere a che fare con un ottimo thriller poliziesco fantascientifico di ambientazione cyberpunk, ma se lo si legge più approfonditamente la complessità dell’opera e degli aspetti che Masamune tratta emerge prepotentemente. Tutto infatti si basa sul concetto di ghost: il ghost, cioè l’anima, ciò che differenzia un essere umano da un robot biologico, è semplicemente un software? La biologia è solo una forma di tecnologia necessaria per distinguere uomini e robot? Ma allora, se il corpo può essere interamente convertito in una macchina (Shell, in un guscio) cos’è la vita?

Sono queste le principali riflessioni, a mio avviso, che scaturiscono dalla lettura di Ghost in the Shell. Nonostante la complessità di questi temi, Masamune alterna a questi lati più maturi gag e scene più comiche, usando specialmente il deformed, vale a dire cambiando volontariamente le proporzioni dei soggetti. Questo favorisce molto la lettura, creando un cyberpunk più leggero. L’opera inoltre abbonda di note a margine, addirittura è presente un glossario alla fine, che descrive tipologie di armi, procedure tecniche avanzate e teorie scientifiche, favorendo così la comprensione anche a chi non s’intenda di fantascienza. Mi consento comunque di consigliare l’opera soltanto a un pubblico maturo, data la violenza di certe tavole e la presenza di alcune scene molto “esplicite” (avete capito...)

In conclusione, chi ama la fantascienza deve leggere Ghost in the Shell, chi non la ama anche. È un’opera così appassionante e piena di significati che qualsiasi amante dei manga apprezzerà.

Il mio voto è 9.5

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