Come ribalti i canoni di un genere, restando saldamente ancorato a quello che ci si aspetterebbe dal suddetto genere? Facendo quello che hanno fatto Jay Faerber e Scott Godlewski in Copperhead, nuova serie Image portata in Italia da saldaPress. Andiamo a scoprire come hanno fatto e di cosa si tratta.

Partiamo col dire che da una serie sci-fi ambientata in un futuro imprecisato e lontano, che ha luogo nello spazio, ci si aspetterebbe qualcosa di estremamente evanescente, una serie ipertecnologica e che fa della componente futuristica il suo motivo portante. Bene, Copperhead non è affatto così. Copperhead utilizza il contesto sci-fi per narrare una storia fatta di personaggi complessi e misteriosi, che non vedi l’ora di scoprire nei prossimi numeri della serie, ma fondamentalmente si tratta di un western, con tutti gli ingredienti del genere: lo sceriffo integerrimo venuto da lontano, il suo vice pienamente inserito nel contesto, il ricco imprenditore senza scrupoli, il rinnegato che vive ai margini della società e la popolazione vittima sia dei soprusi dei suoi concittadini che dal pericolo delle popolazioni indigene. Non vi basta? Provate a dare un’occhiata a un qualsiasi classico di Sergio Leone o agli spaghetti western in generale, aggiungeteci le pistole laser, gli alieni e le astronavi ed avrete Copperhead.

Ovviamente però questa serie è molto di più, perché presenta al suo interno anche aspetti classici del giallo. Nei primi capitoli contenuti in questo primo volume seguiamo infatti l’indagine della nuova arrivata “sceriffa” Bronson (un nome a caso, no?) che deve risolvere subito uno strano caso di omicidio plurimo, aiutata dal suo assistente Budroxifinicus, subito ribattezzato Boo. La nostra Clara Bronson non è giunta sola, ma con lei c’è suo figlio Zeke, protagonista di una sottotrama molto interessante e che verrà sicuramente ampliata in seguito. Grazie a lui facciamo la conoscenza di Ismael, un “Arti” (come vengono chiamati in gergo gli umani artificiali della serie) che vive in completo isolamento nel deserto, a seguito della guerra combattuta prima a fianco e poi contro gli umani (anche questo aspetto non viene molto approfondito e sarà interessante vederne gli sviluppi successivi). A completare il quadro dei personaggi c’è il ricco estrattore minerario Benjamin Hickory, che inizialmente si mostra gentile e ben disposto nei confronti della nuova arrivata Claire Bronson, salvo poi rivelare la sua vera natura all’insorgere dei primi attriti. Sul fondo della narrazione troviamo la ancora misteriosa popolazione indigena che abita il pianeta e che si colloca nella storia come la componente “pellerossa” del nostro western.

Come potete vedere i componenti sono tutti giusti e al posto giusto. Non mancheranno le sorprese, sotto molti aspetti, in alcuni casi volte a incrementare l’effetto western della storia, in altri a spostare il focus sul contesto futuristico della serie. Ma il finale di questo volume definisce bene la direzione che gli autori hanno deciso di intraprendere: nel selvaggio west la legge non si applica come negli altri luoghi, il west ha la propria legge che vince sempre su tutto. Staremo a vedere se nei prossimi volumi lo sceriffo Bronson riuscirà a cambiare le cose o gli autori insisteranno su questo aspetto. Jay Faerber in questo primo volume dimostra una grande padronanza del media fumetto non solo con una narrazione polifonica, seguendo più trame contemporaneamente in modo eccellente, dando giusto risalto a tutti gli aspetti della storia, ma mette bene in chiaro qual è la direzione che vuole dare al suo Copperhead. Dialoghi ficcanti, personaggi ben definiti ma con margini di cambiamento, pochi punti saldi su cui muovere tutta la narrazione, ma davvero ottimamente sfruttati. E la bravura di Faerber e Godlewski sta tutta nel inserire elementi variegati ad un genere ben inquadrato, ma che ha subito tante influenze nel corso degli anni.

I disegni di Godlewski li ho trovati perfetti per questo tipo di storia: un tratto realistico nel ritrarre il contesto dettagliatamente, che però ha la capacità di rappresentare al meglio l’aspetto fantascientifico della serie, inserendo alieni dagli aspetti più disparati, rendendoli elementi di contrasto con le figure umane. In questo modo i disegni arricchiscono le differenze tra alieni e umani che Faerber mette per iscritto, ritraendo un ambiente eterogeneo e caleidoscopico, ricco di differenze che si dimostreranno facilmente appianabili. Copperhead è una serie, ancora una volta, saldamente legata ad un genere (quello western) reinventato in modo coinvolgente con elementi sci-fi e fantascientifici, che pesca dal giallo e dal thriller, senza mai perdere la bussola verso un preciso punto cardinale: il West. Che siate amanti delle storie sci-fi, che vogliate scoprire qualcosa di nuovo o che siate curiosi di una reinterpretazione del western, Copperhead vi stupirà e coinvolgerà in ogni caso. E un bel sottofondo musicale del maestro Ennio Morricone non guasterebbe affatto. Non perdetevi questo volume edito da saldaPress (che continua a svolgere un ottimo lavoro, portando queste serie in Italia, andava detto) e noi ci rileggiamo alla prossima recensione.

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