Nota per il lettore: Questo non è un articolo, è un flusso di coscienza. Così come Spider Jerusalem in Transmetropolitan, io stesso mi arrogo il diritto di rinunciare a qualsivoglia oggettività o formalità nella stesura.

Due parole.

Quelle sono bastate a Nick Spencer, nel suo Steve Rogers: Captain America di fresca pubblicazione, a scatenare l’inferno sulla terra nell’intero mondo del fumetto moderno. Per tutti coloro momentaneamente bloccati nel traffico di Central City o impegnati con il Corpo Delle Lanterne Verdi in un settore lontano dalla Terra, vi faccio un breve resoconto dell’ignominioso trattamento prestato alla Sentinella Della Libertà: dopo una ventina di pagine del peggior Spencer degli ultimi anni, l’ultima tavola della nuova serie su Steve Rogers ci mostra il suddetto pronunciare le due parole fatali: "Hail Hydra".

Ebbene sì, cari lettori. Capitan America, appena ringiovanito dopo l’evento Standoff, pare sia – o sia sempre stato, per quanto ne sappiamo – un agente segreto dell’Hydra. Una badilata dritta-dritta sulla faccia di un qualsiasi lettore, dal casual al diehard-fan, per uno dei personaggi che, forse per il suo essere intrinsecamente anacronistico, ha subito più cambiamenti nel mondo Marvel degli ultimi dieci anni. A partire dalla sua “morte” – o rimozione dalla timeline, se si vuol esser più puntigliosi- nell’aftermath di Civil War, arrivando ai numerosi passaggi di scudo, Steve Rogers non ha trovato pace.

Ma perché quest’ultima follia è una badilata sulle nostre facce senza possibilità di redenzione?

Vi dirò la verità: c’era da aspettarsi una cosa del genere. Grazie anche alle trasposizioni cinematografiche, Capitan America è tutt’ora considerato come il baluardo di valori anacronistici che, come abbiamo ben potuto vedere dalla sua recente storia travagliata, non sono coerenti con il comic-dom moderno, un mondo che sembra rifarsi più alle idee di Jordan Belfort in The Wolf Of Wall Street.

Tralasciando il valore artistico di una rivelazione shockante come questa, diciamo immediatamente ad alta voce quello che tutti quanti stiamo pensando: non durerà. Sarà un Capitan America sotto lavaggio del cervello? Sarà un clone? Non ne abbiamo la più pallida idea ma, a prescindere dalle stronzate che Spencer & Brevoort possono scagliarci addosso, tutto tornerà al normale status quo. Perché, come lo sono stati Superior Spider-Man e Dick Grayson nei panni di Batman, è a questo che servono questi twist torcibudella: cambiare, ma per poco. Tanto poi tutto torna normale ed il lettore è felice come una Pasqua.

Quello che non va in questa scelta narrativa è la tendenza al sensazionalismo che sta mangiando viva la nostra passione per gli eroi in calzamaglia. Cosa intendo dire? È palese quanto quelle due parole dette dall’icona del patriottismo americano siano soltanto un pigro tentativo di portare il lettore a spaccarsi la mascella, a portare miriadi di fanboy ad infuocare le tastiere gridando al tradimento. Quella di Steve Rogers Captain America #1 è soltanto una delle tante trappole del mercato fumettistico, una trovata ad hoc per riportare l’asticella dell’attenzione su valori stellari e poter star sicuri che il successivo numero diventi un best-seller.

È normale che una roba del genere vi faccia girare i cabasisi ma, come diceva un vecchio saggio, panta rei. Tutto scorre. Perciò non incazzatevi troppo, ma cercate di mirare con occhio critico a certe genialate perché è questo l’unico modo per capirci qualcosa e venirne fuori senza un livello eccessivamente alto di amarezza nel sangue. 

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