…un albero la cui bocca affamata
sia piantata contro il seno dolce e crescente della terra.

Joyce Kilmer

Sono atterrati dieci anni fa, posizionandosi eretti in ogni zona del globo terracqueo. Indifferenti, esercitano la loro silenziosa presenza. Forme di vita organiche ed intelligenti che non ci riconoscono come tali, integrate nel flusso quotidiano delle nostre vite. Ed è proprio di questo che racconta la nuova fatica di Warren Ellis e Jason Howard: il frutto dell’esistenza di questi monoliti, chiamati semplicemente “Alberi”, su di una manciata di personaggi, individui differenti tra loro ma accomunati dalla vita all’ombra dei monumentali obelischi.

Tian Chenglei, un giovane pittore appena trasferitosi da un piccolo villaggio in una cittadina asiatica, all’interno di una Speciale Zona Culturale in grado di permettergli un’appropriata evoluzione artistica. Insicuro ed alienato, incontrerà una giovane transgender capace di farlo sentire vivo, per la prima volta parte di qualcosa di più grande.

Tito è il boss di una gang mafiosa che tiene al giogo Cefalù, piccolo comune della provincia di Palermo. Eligia, donna del capoclan e vittima di costanti soprusi, verrà educata a reagire alle continue angherie da un misterioso uomo anziano incrociato in maniera totalmente casuale.

In una stazione di ricerca nel continente artico, Marsh ottiene il primo risultato utile dopo anni di studio sugli Alberi. I suoi collaboratori negano ripetutamente la validità della sua scoperta. Nonostante il mancato supporto, lo scienziato continuerà la sua indagine, conscio di aver forse finalmente trovato la chiave di volta del problema.

Warren Ellis decostruisce i tropi canonici del genere, presentandoci una storia le cui fondamenta poggiano sul concetto di Invasione Aliena ma senza considerarlo il cardine della narrazione. Al centro dello storytelling ellisiano ci sono gli uomini, in tutta la loro affascinante ed intrigante unicità. Personaggi carichi di pathos, protagonisti di plotline saldamente ancorate alla terra su cui vivono, legate tra loro dall’incombente presenza degli Alberi e dalla pressione psicologica che, claustrofobica, influisce inevitabilmente sulla loro quotidianità.

Dimenticatevi sequenze action-packed, allontanate dalle vostre menti l’idea di un fumetto dal ritmo serrato. Trees è orgogliosamente “lento”. Non gl’importa di poter risultare pedante, non gl’importa la possibilità di annoiare il casual reader di turno. Trees sfida il lettore a lasciarsi coinvolgere, ad immedesimarsi nelle trame intricate e ricche di emotività dei protagonisti, a vivere con ognuno di essi numerosi stati d’animo. Trees non è un divertissement, ma una lettura che necessita attenzione, fiero di potersi definire “impegnato”.

L’artwork di Jason Howard è, senza mezzi termini, eccellente sotto tutti i punti di vista. Al di là dell’indiscutibile talento del disegnatore, sono fenomenali le sue capacità di character-designer. Ogni personaggio è credibile nella sua fisicità e, per una volta, l’etnia dei protagonisti è realmente ben definita. È possibile riconoscere in Tian i tipici tratti somatici cinesi ed in Eligia le caratteristiche comuni di una giovane donna del sud Italia. Molteplici sono gli scorci paesaggistici mozzafiato, ognuno di essi macchiato dall’inquetante presenza degli Alberi. Menzione a parte per le splendide cover dei singoli capitoli: semplicemente perfette.

L’autore britannico ha nuovamente fatto centro. Trees è lo spaccato di un mondo colpito dal dolore più grande, quello dell’indifferenza. Quest'ultima fatica di Warren Ellis edita negli States da Image Comics (ed in Italia da Saldapress, uscita 11 marzo 2016) è un prodotto di qualità elevatissima, complesso ed appagante. Per tutti gli amanti del fumetto adulto e maturo, scevro da banalità e stereotipi di genere, o semplicemente per coloro che amano la narrazione d’autore, Trees è un acquisto obbligato. 

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