Jeff Lemire ha fatto centro. Di nuovo.
Da quando alcuni anni fa lessi la sua graphic novel Vertigo The Nobody, ho seguito sempre con grande interesse le successive pubblicazioni dello sceneggiatore (e, spesso e volentieri, anche disegnatore) canadese. Tra alti e... più alti, non sono mai rimasto deluso: da quel capolavoro di Essex County Trilogy (approdato in Italia tardivamente nel 2013), passando per Sweet Tooth e la sua straordinaria run su Animal Man, una tra le più originali e caratterizzate serie della DC new 52, fino al Saldatore Subacqueo.

Attendevo, quindi, con grande curiosità la pubblicazione italiana del suo ultimo lavoro creator owned pubblicato da Image, ovvero Descender. Bao Publishing, con buon tempismo, ha portato in Italia il volume che raccoglie il primo story-arc in un cartonato che, finalmente, rispetta il formato standard dei comic book made in USA (avete ben presente, immagino, le pagine "rimpicciolite" di altri titoli Image/Bao come Saga, Black Science Pretty Deadly che hanno fatto storcere il naso a molti lettori, me compreso).

Protagonista di Descender è Tim-21, un bimbo-robot che, risvegliatosi dopo un sonno durato anni, si ritrova in una galassia in cui gli androidi vengono ricercati e sterminati. Questa caccia al robot è figlia di un attacco alle colonie umanoidi da parte giganteschi colossi meccanici detti Mietitori, avvenuto dieci anni prima.
Uno degli aspetti che colpisce di Descender è la semplicità con cui Lemire riesce ad introdurre il lettore in maniera agile nel complesso e pulsante universo narrativo da lui creato. Un buon lavoro di worldbuilding, analogo a quanto fatto da Brian K.Vaughan in un altro classico moderno come Saga, indispensabile se si vuole realizzare una space opera ad ampio respiro. 

E' chiaro che il nucleo centrale su cui si sviluppa Descender si fonda su una tematica già sviscerata in superclassici della fantascienza: la possibilità che i robot sviluppino una coscienza propria e la paura per il diverso che questo potrebbe generare nella razza umana. La mente va subito ad un cult inarrivabile come Blade Runner ed allo straordinario monologo del replicante Roy Batty interpretato da un monumentale Rutger Hauer, ad A.I. Intelligenza Artificiale di Spielberg (una, non troppo fortunata a dire il vero, rivisitazione robotica della favola di Pinocchio) fino ad Io, Robot di Alex Proyas ispirato ai racconti di Asimov. A proposito di quest'ultima pellicola, il sogno di Tim-21 non può non ricordare le visioni dell'emotivo androide Sonny, visto dai suoi simili come unico possibile messia e salvatore della propria "specie".

Il conflitto tra le colonie e le colossali misteriose macchine dette Mietitori, inoltre, fa pensare alla plot line della celeberrima saga videoludica Mass Effect di Bioware, dove il team del comandante Shepard si trova costretto a fronteggiare la minaccia dei Razziatori.
Insomma sono tanti, tantissimi i richiami ad altre opere sci-fi ma, nonostante un evidente citazionismo, Descender riesce comunque ad arrivare al lettore con una personalità ben definita che, unità ad una narrazione solida e scorrevole, ne fanno uno dei migliori fumetti di fantascienza degli ultimi anni. La nuova serie di Lemire, infatti, va oltre l'inflazionato tema del conflitto uomo vs macchina per raccontare la vicenda di un bambino perduto nella spazio, un'epopea fantascientifica in cui risulta preponderante il tono malinconico (pur miscelato con un pizzico di azione) a cui l'immaginifico Lemire ci ha da sempre abituati nei suoi lavori.

Il tono della vicenda ben si sposa con gli acquerelli onirici e meravigliosamente imperfetti di Dustin Nguyen. Tavole splendide ed evocative quelle del disegnatore di origini vietnamite, con la pecca, però, di alcuni passaggi approssimativi e confusi nelle vignette più piccole cui si aggiunge un lettering, in alcuni frangenti, non impeccabile. Nguyen, ancora una volta, si conferma artista estremamente versatile e capace di adattarsi con disinvoltura a diversi registri narrativi, vedi le recenti prove sul Il Signore degli Incubi (spin off della fortunata serie American Vampire di Scott Snyder) o su Batman: Li'l Gotham.  

Un connubio molto fortunato quello tra Jeff Lemire e Dustin Nguyen che da vita ad uno dei fumetti più promettenti ad aver esordito nel 2015. Talmente promettente che Sony ne ha già acquisito i diritti per un adattamento cinematografico.

Rispetto ad altre tue riflessioni stavolta non sono molto d'accordo. Sarà che sono un fin troppo vecchio appassionato di SF, ma la trama imbastita da Lemire mi sembra viaggiare troppo tra i topoi del genere senza, al momento, aggiungere nulla di nuovo o particolarmente accattivante (robottoni giganti che giudicano civiltà in modo imperscrutabile... qualcosa mi ricorda i celestiali..però questi arrivano alle estreme conseguenze), anche se la storia si fa leggere. I disegni di Nguyen non mi sono piaciuti, veramente troppo discontinua la qualità dei suoi acquerelli, a volte superbamente ariosi, altre - troppe - goffi. Una buona serie, ma, nell'ambito del fumetto europeo abbiamo visto veramente molto di meglio in passato, e forse solo per questo mi dà un po' fastidio che oggi per questa serie si gridi al miracolo (non tu, ma in genere le recensioni che ho letto) . Comunque, ed è fondamentale, questa è l'ennesima ONGOING serie Image di livello molto superiore a quelle di Mickey marvel e DC duck, e l'ennesima picconata all'equazione fumetto statunitense uguale supereroi. Ultimamente la Image non sbaglia un colpo.


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#1

scusate, intendevo che i robottoni di Lemine arrivano alle estreme conseguenze, non quei manichini dei celestiali, ma non riesco a correggere il commento precedente

#2

Su questo aspetto, Armando, sono d'accordo con te. Come ho scritto anche nella recensione, effettivamente, Descender è un megamix di tanti topoi sci-fi ormai abbastanza inflazionati. Nonostante ciò l'ho trovato una lettura piacevole e mi ha dato l'impressione che Lemire sia comunque riuscito a tirarne fuori un promettente universo narrativo anche nell'ottica dei futuri story-arc. Il rovescio della medaglia è però che questo senso di "già visto" ne pregiudica in parte il giudizio generale: l'ho trovato sì un buonissimo fumetto ma comunque non a livello, ad esempio, di fumetti come Saga o Lazarus che invece ti danno la sensazione di star leggendo una roba 100% nuova. Inoltre devo riconoscere che si tratta del primo lavoro di Lemire in cui riscontro un citazionismo così marcato e la cosa, devo dire, mi ha un po' stupito.


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#3
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