Autori: Warren Ellis (testi), Juan Jose Ryp (disegni)
Casa Editrice: Edizioni BD
Provenienza: USA
Prezzo: € 15,00, 17 x 26, pp. 144, col.

Non si può parlare di un racconto come Black Summer senza menzionare Watchmen di Alan Moore, così come tutta una serie di produzioni che hanno trattato e sviluppato il tema del c.d. “lato oscuro dei supereroi”. Ed è proprio con Watchmen che tutto ha avuto inizio. E’ proprio Moore che ha dato il via ad un filone che, con il passare del tempo, si è trasformato in un vero e proprio genere.

All’inizio degli anni ottanta, Alan Moore realizza che l’archetipo del supereroe tradizionale non ha più lo stesso appeal di un tempo sui lettori e, da grande innovatore qual è, inizia a farsi la domanda che nessun autore di comics si era mai posto in precedenza: "Who watches the watchmen?". Con tale domanda, il Bardo di Northampton riprende espressamente la locuzione latina contenuta nelle Satire di Giovenale (“Quis custodiet ipsos custodes?”), con la quale il poeta, criticando aspramente gli abusi ad opera della politica romana, legittimamente si chiedeva: «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?». A partire da Moore, infatti, il fumetto americano inizia ad interrogarsi su quali ripercussioni avrebbero i supereroi nella realtà in cui viviamo. Sarebbero davvero mossi solo dalla volontà di fare del bene? Oppure quella sarebbe solo una facciata esterna? Riuscirebbero a svolgere il loro compito di vigilanti senza farsi corrompere dalla loro condizione privilegiata? Senza farsi contaminare dallo stesso male che combattono?

Da quel preciso momento storico, inizia quindi una copiosa produzione di fumetti che seguiranno il solco tracciato da Moore e apriranno la scena per quello che si può definire un vero e proprio genere fumettistico. Un genere, questo, che ha avuto indubbiamente un impatto macroscopico su tutto il mondo dei fumetti, dal momento che, anche i comics supereroistici più classici, hanno dovuto fare i conti con la decostruzione della figura del supereroe.  

Certo, va precisato che, pur trattandosi di un unico genere, le varie opere che hanno seguito l’idea di Moore, hanno però sviluppato quella stessa tematica nelle maniere più disparate. Nello stesso periodo di Watchmen, infatti, Frank Miller rinnovava integralmente la figura di Batman nel suo “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, dimostrando che una simile operazione sarebbe stata applicabile anche a personaggi con una importante storia editoriale alle spalle. Lo stesso Warren Ellis ha mostrato più facce della stessa medaglia, dapprima con il cupo Authority, e poi con i vari Black Summer, No Hero e Supergod, nei quali Ellis ha ripreso gli stessi argomenti già trattati nella precedente opera, dedicando però maggiore interesse ad aspetti e profili squisitamente ideologici; ed ai conseguenti risvolti politici e sociali. Ancora, non và dimenticato il fondamentale contributo di Garth Ennis, che con il suo The Boys ha portato all’estremo le predette tematiche, dando vita ad una serie culto, poco adatta agli stomaci più sensibili. Sempre sulla stessa scia è anche il Kick Ass di Mark Millar, che ha voluto approfondire il medesimo tema, immaginando cosa succederebbe nella realtà se una persona comune, priva di alcuna abilità e/o superpotere, decidesse di indossare un costume per fare la ronda nel proprio quartiere. Una piccola menzione la merita, infine, anche lo splendido Misfits, serie tv nella quale dei giovani balordi costretti ai servizi sociali, ottengono improbabili poteri a seguito di una misteriosa tempesta.  

Insomma, una vasta produzione nella quale le storie sono tutte accomunate da un’idea di fondo: il supereroe non è così perfetto come lo si è dipinto fino a questo momento; egli è in realtà soggetto alle molte debolezze umane, ovvero ad altre tipologie di pulsioni che finiscono comunque per corromperlo e per fargli perdere l’originale vocazione alla giustizia.    

In Black Summer, Ellis affronta il tema della coscienza dei supereroi e della loro capacità di autodeterminazione nel momento stesso in cui si vengono a trovare dinnanzi a importanti questioni morali. L’autore ci fornisce il punto di vista di un potente vigilante (John Horus) che, venuto a conoscenza della scellerata gestione dei conflitti internazionali ad opera del Governo del proprio paese, decide di azzerare il sistema politico in atto attraverso l’omicidio del Presidente degli Stati Uniti. Da quel momento, Horus e i suoi ex compagni di squadra (Le Sette Pistole), diventeranno il bersaglio numero uno del Governo americano, che userà ogni mezzo a sua disposizione per eliminarli tutti dalla faccia della terra.

Il testo, scritto da Warren Ellis, risulta di impatto immediato e coinvolge da subito il lettore, proiettandolo in un racconto dissacrante e cruento, che cerca di analizzare e mettere in luce i sottesi equilibri politici di una realtà sociale fin troppo simile a quella reale. Sono palesi, infatti, i riferimenti alla politica colonialista americana, ai coinvolgimenti economici nei conflitti bellici e, più in generale, alle evidenti contraddizioni dell’apparato istituzionale statunitense.

Ellis delinea uno scenario politico corrotto e degradato, nel quale include una serie di personaggi ambigui, che hanno la caratteristica di non essere né buoni né malvagi, ma di perseguire unicamente i propri scopi personali, a dispetto dei falsi ideali in nome dei quali apparentemente si battono.

La parte grafica, affidata al capace Juan Jose Ryp, ben si sposa col lo stile crudo e dissacrante dell’autore. Le tavole, molto particolareggiate, rendono in maniera eccellente nelle parti più significative del racconto. Tuttavia, almeno a mio avviso, il tratto risulta leggermente confuso quando nelle raffigurazioni di scontri o scene d’azione.

In definitiva si tratta di un albo di buon livello, con una storia che, pur avendo un buon ritmo, tratta delle tematiche importanti e riesce comunque a non risultare mai banale. L’ennesimo tassello di un grande mosaico iniziato negli anni ottanta, ma che continua con successo ancora oggi.

VOTO 7

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