Nel volume 11 c’eravamo lasciati con rivelazioni sconvolgenti, che hanno cambiato il nostro modo di pensare a questo manga e, soprattutto, ha cambiato l’affetto dei lettori verso alcuni personaggi. Eren e Ymir rapiti, Berthold e Reiner in un ruolo ancora da definire, l’Armata Ricognitiva alle prese con una missione suicida all’esterno delle mura. Il volume 12 però ci rivela molte ma molte più rivelazioni importanti (dal mio punto di vista) e quindi inoltriamoci nella recensione.

Fare la recensione di questo volume senza fare spoiler è pura follia, quindi vi invito tutti a saltare questo paragrafo e a riprendere la lettura dal prossimo, nel caso in cui non abbiate ancora letto il volume 12. Dal punto di vista dello sviluppo della trama poche cose essenziali sono successe: Ymir non è ancora un personaggio ben definibile, è a metà tra la traditrice e l’alleata (e questo Isayama lo fa notare molto bene): questo è al momento il personaggio più difficile da interpretare e il suo amore per Christa sembra sincero, malgrado possa sembrare macchiato da forti interessi personali. Allo stesso tempo anche Berthold e Reiner sono mossi principalmente dal desiderio di trovare un posto nel mondo, pronti a sacrificare tutto pur di raggiungere il loro obiettivo. Ma la vera rivelazione riguarda il potere definito “coordinata” che è legato ad Eren: pare sia in grado di controllare i giganti e la morte di Hannes ne sblocca la consapevolezza di usare questo “potere”. Insomma quali caratteristiche Isayama non ci ha ancora mostrato? E qual è il reale potenziale di un gigante?

Finita la parte legata agli spoiler, passiamo un po’ all’evoluzione dei personaggi. Dal volume 8 in poi i personaggi di Isayama si sono evoluti moltissimo: alcuni si avviano ad una deriva paurosa (Eren per primo ormai sembra completamente impazzito e fuori controllo), mentre altri si stanno evolvendo in modo positivo ed interessante. Il caso principale è quello di Mikasa, che ha ormai abbandonato le vesti della tremenda ammazza-giganti (non che non lo sia ancora!) per mostrare un lato più sensibile e femminile nei confronti soprattutto di Eren, forse anche perché comincia a notare un certo feeling tra lui ed Annie (pura gelosia quindi?). Un personaggio che mi ha positivamente colpito in questo volume è Berthold perché lui è davvero straziato dal compito che deve portare a termine, mostrandosi incredibilmente combattuto in questo suo ruolo negativo. Infine il comandante Elvin diventa sempre più una guida poco incline alla conservazione e alla salvezza dei propri uomini, gettandosi a capofitto in situazioni decisamente pericolose: il suo intento è mosso dalla sola volontà di mettere fine ai giganti, non importa a quale prezzo, e lo dimostra ogni volta che ne ha occasione.

Chiudiamo parlando un po’ di un’altra evoluzione: quella del tratto di Isayama. Sembra che finalmente il mangaka stia affinando la propria tecnica artistica, portando a casa uno dei migliori tankobon realizzati finora dall’inizio di Shingeki no Kyojin: la sicurezza del tratto aumenta, le ombreggiature riescono a rappresentare meglio l’illuminazione dell’ambiente e l’espressività dei personaggi. Anche le scene di pura azione sono definite con più precisione, rendendo più facile seguire lo svolgersi degli eventi e i movimenti dei personaggi rappresentati. La pecca che ancora resta riguarda i fondali: malgrado ci troviamo in zone di aperta pianura, Isayama decide di ambientare la maggior parte del volume in una zona dove deve limitarsi alla realizzazione del terreno, aggiungendo solo qualche albero sparuto. Sono curioso di rivedere scene ambientate in città, per capire come se la caverebbe ora l’autore, che deve comunque tenere ritmi alti rispetti ai suoi standard.

Misteri a ripetizione, colpi di scena da mozzare il fiato, violenza e morte non mancano in questo volume 12, ma si sente il proposito di aumentare gli avvenimenti della trama, si percepisce la volontà di dare ai lettori importanti sviluppi: e gli sviluppi si susseguono dal volume 10 a ritmo forsennato, indice del fatto che Isayama potrebbe davvero mantenere la promessa di chiudere il manga a circa venti volumi. Ci rileggiamo alla prossima recensione.

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RECENSIONE DEL VOLUME 12




RECENSIONE DI BEFORE THE FALL



Sì sì l'ho terminato da quasi una settimana e non l'ho trovato affatto male certo ci sono alcuni limiti, ma è un light novel, non ci si deve aspettare il capolavoro della letteratura

#2

Non so se iniziare la lettura del manga o dedicarmi solo all'anime, posso chiedervi a voi lettori cose ne pensate dell'uno o dell'altro?

#3

Alex io sono di parte e ti dico manga ... Ma solo x una questione .. I tempi .. Il manga leggendolo do io i tempi che voglio alle parole alle frasi e al guardare i dettagli . Al contrario l'anime devo affidarmi ai tempi di chi lo produce e ultimamente gli anime a mio avviso si dilungano troppo in parti initili e allungate troppo ... Ma è un mio parere spassionato ... Anche se una lancia a favore dell anime a sto giro la spezzo ... Lo stile e migliore rispetto al disegno del manga


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#4

Sono due approcci molto diversi... io ti direi manga perché deve prenderti la storia, con l'anime poi troverai anche un migliore lavoro grafico

#5

Con l'anime riuscirai a capire meglio i personaggi anche!con il manga alcuni proprio non si riescono a riconoscere!io ti dico il manga leggilo xk ne vale davvero la pena poi se non capisci guarda l'anime per capire meglio certe situazioni che ad una prima lettura del manga potresti far fatica!


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#6
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