Nuova recensione dedicata ad uno dei manga più di successo di sempre. La guerra dei ninja continua ad essere protagonista, ma si fanno largo nuovi problemi e nuovi alleati: ci si potrà fidare di Sasuke e Orochimaru? Sakura si dimostrerà utile per la prima volta in vita sua? Scopriamolo in questa recensione del volume #66 di Naruto.

Inutile negare che ormai Kishimoto non ha più segreti per i propri fan e anche che le cartucce a sua disposizione si stanno esaurendo. Eppure è altrettanto innegabile quanto sia abile nel tirare fuori degli scontri al cardiopalma: sia per il modo in cui riesce ad elaborare le strategie di battaglia dei suoi personaggi, sia perché non ci si aspettava un fronte tanto unito contro un nemico comune. Madara e Obito sono ormai personaggi abbastanza statici, fermi sulle loro idee (o ideologie, a seconda della lettura che vogliamo dare) e irremovibili su ogni decisione da prendere. Lo scopo di Obito è proprio quello di far cadere Naruto in contraddizione, ma il nostro eroe di Konoha non si fa raggirare facilmente e non cade mai vittima dei tranelli verbali del malvagio Uchiha (anche perché forse Naruto rimane sempre un personaggio un po’ ottuso, poco incline ai ragionamenti di testa, molto propenso all’agire “di pancia”).

Ma veniamo al succo del volume #66: il ritorno della squadra sette. Da un paio di volumi stavamo assistendo al lento sgretolarsi delle convinzioni di Sasuke, personaggio anche lui poco avvezzo al cambiare idea, pronto a tutto pur di diventare il ninja più forte e compiere la propria vendetta: incontrare nuovamente Itachi ha portato Sasuke a ricredersi sulla propria decisione di distruggere il Villaggio della Foglia, tanto da annunciare, proprio in questo volume, di voler diventare il nuovo hokage. Il fatto che il ritorno di questo personaggio comporti anche il ritorno della squadra sette, la dice lunga sul modo di vedere i propri personaggi da parte di Kishimoto, che ci ha abituato a deviazioni infinite dalla trama principale per poi finire a farci capire che Naruto, Sakura e Sasuke sono destinati a collaborare e ad essere i prosecutori dell’eredità non solo dei ninja leggendari, ma anche degli stessi hokage. Questi ultimi inoltre sono tornati grazie alla tecnica della resurrezione, per dare un contributo decisivo alla battaglia, soprattutto per quanto riguarda il quarto e il primo hokage, Hashirama, contro il quale Madara non vede l’ora di scontrarsi.

Insomma Kishimoto questa volta sembra voler comunicare al lettore affezionato, al lettore di vecchia data che la storia si ripete e che il cuore del mondo di Naruto sta tutto nella possibilità di trasmettere qualcosa ai propri “eredi”, vedendo questi ultimi apprendere e migliorare lo spirito che anima una società. Kishimoto ci aveva fatto capire già da molto tempo che Naruto e Sasuke collaborando sarebbero inarrestabili, proprio perché le proprietà dei loro poteri sono complementari e si potenziano a vicenda: ma solo adesso, quando lo scontro si fa più duro, possono davvero mettere in pratica tutto ciò, mettendo da parte le incomprensioni del passato per sconfiggere un nemico comune. Resta comunque il dubbio che Sasuke e soprattutto Orochimaru possano fare il cosiddetto “doppio gioco” o che nascondano qualche secondo fine dietro la parvenza di alleati. Staremo a vedere.

Prima di chiudere vorrei soffermarmi sul fatto che il ritorno della squadra sette è solo uno dei graditi ritorni di questo volume. Infatti assistiamo anche alla collaborazione tra le altre squadre ninja con cui Naruto ci ha portati fin qui, ovvero la squadra formata da Hinata, Kiba e Shino ma soprattutto il trio Ino-Shika-Cho, in grado di collaborare da sempre come un unico potente ninja in grado di colmare i deficit altrui: come i loro padri, anche loro tre dimostrano grande affiatamento e Kishimoto amplia il concetto di eredità a tutti e tre, coinvolgendoli in quella che potremmo chiamare “l’eredità del ninja”. Stravolgimenti all’interno delle dinamiche dell’Alleanza Ninja, vecchi nemici che si fanno alleati, il ritorno di tutti i ninja protagonisti dei volumi precedenti: il volume #66 porta a compimento il lungo percorso degli ultimi tre o quatto anni di Naruto, facendoci capire a cosa mirasse il suo autore mentre presentava le vicende dei protagonisti. Il futuro del mondo dei ninja è ancora in sospeso perché Obito (con un ultimo colpo di scena) è tornato ad essere il nemico numero uno: riusciranno Naruto, Sasuke e Sakura a fermarlo? Ma soprattutto, la volontà di Naruto basterà a fermare il nuovo potente nemico? La risposta la conosce solo Kishimoto, noi ci rileggiamo prossimamente. Alla prossima recensione.

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Buonismo a gogò per una storia che si potrae un pò troppo per lunghe, tra l'altro tutte le scelte più banali e scontate le fa Kishimoto

#1

Stavolta sono d'accordo però la parte della tecnica dell'evocazione mi ha fatto urlare di gioia

#2

perchè, oggi portare messaggi positivi è diventato sbagliato? comunque non tutto è cosi banale, tutt'altro. capire come si arriva ad una meta è più difficile dell'arrivarci in sè

#3

A me rompe quando arrivo alla conclusione del film dall'andazzo del primo quarto d'ora. Stessa cosa con Naruto. Questo è uno dei motivi per cui apprezzo got per esempio, colpi di scena a non finire e non puoi sapere ( più o meno) dove andrà a parare lo scrittore.


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#4

La storia tra alti e bassi stava reggendo, ma i continui power up, l'introduzione di un Sasuke che vuole diventare Hokage, bè diciamo che sull'aspetto fantastico della storia kishi ci ha proprio preso. Per il resto non mi ha sorpreso il ritorno di orochiock (villain sempre presente) ma non mi convince il proseguo della storia e ovviamente non posso fare spoiler xD


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#5
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